Si è aperto stamattina nell’Aula Magna dell’ateneo maceratese il Festival della soft economy promosso da Symbola e Unioncamere.
Il sindaco della città Romano Carancini ha salutato i convenuti sottolineando come «occasioni del genere servono per fermarsi e capire cosa sta accadendo nel nostro Paese». Ha poi segnalato che l’orologio della torre civica ha generato in un anno un flusso di ben 25.000 visitatori. «Sul fronte delle novità, per Macerata i prossimi passi saranno il Museo dell’orologio e l’apertura di un’ala della Biblioteca Mozzi Borgetti in cui verrà ospitato il Museo del Risorgimento. Si è creata una fortissima sinergia per lavorare in cordata, e in questo ambito abbiamo individuato nell’Università di Macerata il partner ideale».

DSCN3635Ha preso poi la parola il rettore dell’Università Luigi Lacchè che ha riconosciuto la condivisione con Symbola «di una prospettiva che mette al centro la cultura. Nell’agenda economica e politica di Macerata l’Ateneo è presente e l’inaugurazione di oggi di CreaHub ne è una riprova. A partire dall’industria creativa il nostro Paese può davvero competere attraverso la risorsa culturale: non c’è altra via.

Il presidente della Camera di Commercio Giuliano Bianchi ha rimarcato che «le imprese nel territorio hanno ben compreso il potenziale culturale e, andando all’estero, non possono non farsi portatrici dei valori e delle tradizioni del nostro territorio. Il nostro compito è far conoscere le Marche nel mondo e la cultura è il primo fattore da “esportare”. Per quanto riguarda la Camera di Commercio, oltre alle tante iniziative svolte e agli eventi che sono serviti per “raccontare” la bellezza della nostra regione, credo sia importa sottolineare che l’ente non vive di aiuti da parte dello Stato: esiste una tassa camerale, sì, che però copre i servizi obbligatori, il resto lo investono le imprese: sono queste che ha creduto e investito nel settore culturale.

È intervenuto poi Franco Capponi, sindaco di Treia, il borgo che ospiterà le giornate successive dell’incontro di Symbola. Cuore del suo intervento il richiamo a «credere di più in questa “seconda Italia”» che non è quella delle grandi città. Ha posto l’accento poi sul tema dell’innovazione, in favore della quale «Occorre mettere in campo dei “diffusori” dell’innovazione, intuendo le direzioni di un futuro a misura d’uomo e investendo nella capacità digitale delle nuove generazioni, senza dimenticare che la cultura è la più grande innovazione che passa attraverso i nostri prodotti secondo i tracciati di coesione, creatività e sostenibilità».

DSCN3631«Il microfono è andato quindi a Raimondo Orsetti, dirigente della Regione Marche che ha ricordato come per le Marche l’orientamento al futuro sia ormai un dato “storico” «memori della storia regionale che abbiamo costruito – mi rivolgo anche al qui presente Pietro Marcolini, già assessore regionale alla Cultura, che ben ci ha indirizzati nel costruire prospettive solide -, ripercorrendo come, ad ogni cadenza amministrativa, ogni cinque anni, si è segnata un’epoca e si siano posti dei “mattoncini” per proseguire. Si sono intravisti nuovi ambiti su cui puntare, vedi l’impresa cinematografica: è stata creata la fondazione Marche Film Commission ed è importante citare l’esempio dell’operazione compiuta a Recanati con il film “Il giovane favoloso”, che ha visto l’impegno economico in prima linea degli imprenditori. Esistono delle difficoltà, è innegabile, basti pensare alla delicata gestione della rete museale, ma abbiamo anche, in questo scenario in continuo movimento, la capacità di riunirci attorno ad obiettivi strategici, con la necessità di rivedere l’assetto delle governance e i comparti. Ecco perché Symbola, con i suoi dati confortanti, giunge in un momento opportuno per comprendere verso dove sta andando questo Paese. Chiaro che serve la consapevolezza di tutti nel condividere ruoli e finalità per vincere le sfide del futuro». Ha quindi rivendicato l’importanza del fatto che le Marche sono la seconda regione per quota di valore aggiunto dalla cultura al Pil regionale.

Si è quindi giunti al momento centrale della mattinata con la presentazione da parte di Alessandro Rinaldi di Unioncamere, introdotto dal direttore della Fondazione Symbola Domenico Sturabotti, del Rapporto 2016 “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, realizzato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere.
Numerosi gli spunti di riflessione proposti, alla luce di un’acquisizione oramai consolidata: la cultura è un elemento che entra a pieno titolo nel campo complessivo dell’economia.
Il rapporto ha preso in considerazione due dimensioni: 1) il Core Cultura, cioè la cultura intesa in senso proprio, articolata in 4 macro domini: le industrie creative (architettura, comunicazione, design), le industrie culturali (multimedia, videogiochi, stampa ed editoria…), il patrimonio storico-artistico, le performing arts e arti visive. 2) Le attività Creative driven, non riconducibili immediatamente alla cultura, ma nelle quali cultura e creatività entrano contribuendo allo sviluppo produttivo (Made in Italy, ristorazione…).

Il Rapporto ha calcolato che il Sistema produttivo Culturale e creativo, che raggruppa il prodotto composto delle due dimensioni descritte sopra raggiunge 89,7 miliardi di euro, pari al 6,1% del PIL, generando un’occupazione di quasi un milione e mezzo di addetti (6,1% del totale).

Il rilevamento ha consentito di accertare la positività delle dinamiche delle attività creative driven, mentre meno brillanti sono risultate le performance di quelle del core cultura, ad esclusione di quelle riconducibili al design, cresciute tra il 2011 e il 2015 del 10,9%.

Tra le province italiane Roma e Milano confermano la leadership in numerosi settori: Milano per quanto riguarda la comunicazione e l’editoria, Roma per le performing arts e nei media. Le Marche si confermano regione dove maggiore è il contributo offerto da design e musica.

Di rilievo il dato che nel Sistema produttivo culturale e creativo, quasi un quarto dei professionisti ha un’età compresa tra 25 e 34 anni (3,4% in più che nel resto dell’economia).

Un altro dato interessante fornito è che per ogni euro di valore aggiunto prodotto dalla cultura se ne attivano altri 1,8 nel resto dell’economia, per cui dagli 89,7 mld di euro della cultura si raggiungono i 249,8 mld complessivi, pari al 17% del valore aggiunto nazionale.

Il turismo, in questo quadro, vede crescere il suo peso: sono infatti 29,1 i mld attivati dal sistema culturale, pari al 37,5% del totale della spesa turistica, con un incremento di quasi il 4% rispetto al 2011.

In relazione a questi dati le Marche sono al secondo posto tra le regioni per crescita di peso del valore aggiunto prodotto dal sistema culturale sul totale dell’economia negli ultimi 5 anni (+0,45%) e sono anche la regione dove maggiore è il contributo offerto da design e musica. Sono altresì al primo posto tra le regioni quanto a spesa turistica attivata dalla cultura (51,3%) con Macerata e Pesaro e Urbino tra le prime dieci province (63,1% e 62,6%).

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