di Giulia Marzioni

Quel 26 Ottobre 2016 nessuno pensava di aver dinanzi un lungo anno di scosse praticamente ininterrotte, di chiese chiuse, di tendoni, addirittura di neve e gelo. In questa che è sembrata un’apocalisse, l’uomo è riuscito però a far emergere il suo lato “divino”, riscoprendo di essere fratello. Così oggi è facile ascoltare frasi come: «Ma tutti dice che ‘sto terremoto è stata ‘na disgrazia, ma invece a me me pare che ha fatto del bene! Perché io prima co’ mi sorella non me ce parlavo e invece adesso ce dormo insieme!».

La Provvidenza divina in queste situazioni sembra più visibile. E a Tolentino ha permesso alla Caritas di vicaria, alle Acli e all’Avulss di mettersi insieme, condividendo gli spazi, i servizi e anche un percorso di formazione per nuovi volontari.

Fin da subito la Caritas diocesana si era messa a disposizione dei parroci per individuare i primi bisogni socio–pastorali. La Caritas aveva perso con la sede anche il punto di ascolto privilegiato. Così ogni parroco ha individuato una o due persone che poteva mettere del tempo a disposizione della comunità. Con loro si è pianificato un percorso di formazione all’ascolto in situazioni di emergenza, coinvolgendo il Nucleo operativo emergenze di Caritas Marche, varie associazioni della città (Acli, Avulss, Sermit, Centro di solidarietà Pier Giorgio Frassati) e l’ufficio dei servizi sociali del Comune. Due mesi, aprile e maggio, che hanno permesso a vecchi e nuovi volontari di costruire legami e rafforzare la rete e il cui frutto più grande è stato il “centro polivalente” inaugurato il 28 Maggio scorso. Qui le tre realtà lavorano insieme e cooperano per un sostegno alla comunità orientato allo sviluppo integrale della persona. Il terremoto lascia inesorabilmente ferite dolorose.

Dice Ermes Ronchi in un editoriale di “Avvenire” del marzo 2013: «Ho visto ferite diventare feritoie, e le piaghe fessure di luce. Il dolore rimane, ma diventa strumento di guarigione…».

È quel che è accaduto a don Antonio Crispino di Reggio Emilia. Nel 2012 la sua parrocchia era stata coinvolta nel sisma che aveva colpito l’Emilia Romagna. Questa fratellanza nel dolore lo ha spinto a muoversi verso la nostra terra ferita. Non poteva restare a guardare, così dal 30 luglio al 29 agosto scorsi ha accompagnato un gruppo di 50 ragazzi del Centro Sportivo Italiano di Reggio Emilia che hanno vissuto il proprio campo estivo a Stazione di Pollenza e Tolentino. Qui hanno realizzato due Grest, sostenendo poi le attività di volontariato delle case di riposo di Macerata e Tolentino e del Centro Arancia, oltre ad animare i ragazzini e gli anziani ospitati nei container di Tolentino; infine hanno aiutato don Rafael a risistemare alcuni locali della parrocchia di San Francesco.

Racconta don Antonio: «Quando l’umanità emerge, si gusta una bellezza interiore capace di ricordarci quella nobiltà di cuore che ciascuno di noi vorrebbe vivere ogni giorno. Ma per farlo abbiamo bisogno di un motivo, per alzarci al mattino e spendere volontariamente il nostro tempo per qualcosa di buono, così come è stato al campo di servizio, perché lo sguardo di un’altra persona mi rende responsabile della mia e della sua umanità».

Merita ricordare anche come nella parrocchia di San Francesco in poco tempo dopo l’estate, grazie all’impegno di don Rafael Ranchal e di don Vitantonio Zecchino, al lavoro di volontari, al contributo di alcune aziende, sia stato realizzato un ambiente a disposizione dei giovani, voluto dai genitori di Nicolò Ceselli, sedicenne morto il 4 giugno scorso a seguito di un incidente in moto (leggi l’articolo).

Concludo ancora con Ermes Ronchi: «Questa è l’opera della Pasqua, quando la potenza della Risurrezione di Cristo si dirama nel cosmo e nell’uomo, raggiunge ogni dolore, non lo toglie ma lo copre di luce, lo fa uscire da sé e mettere in viaggio verso l’altro». Il terremoto è stato un grande dolore, ma la luce che si è sprigionata dà senso a ogni cosa.

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