AUDIO – «Case chiuse»: il 20 febbraio ricorre il 60° della Legge Merlin

Come riporta il quotidiano Avvenire «occorre ridurre sensibilmente il fenomeno colpendo anche la "domanda" e multando i "clienti" che cooperano in modo decisivo con violentatori e sfruttatori alla compravendita di corpi umani»

Sessant’anni sono trascorsi da quando la senatrice socialista Lina (all’anagrafe Angelina, Pozzonovo, 15 ottobre 1887 – Padova, 16 agosto 1979) Merlin ha visto approvare la legge n. 75 che porta il suo nome. Avvenire ieri, 20 febbraio, ha ricordato come la collaboratrice di Giacomo Matteotti, arrestata e mandata al confino durante il fascismo, partigiana durante la Resistenza (fu anche catturata dai nazisti); propose la legge del 20 febbraio 1958 che, sei mesi dopo, determinò la chiusura delle “case di prostituzione”, come pure “quartieri e qualsiasi luogo chiuso dove si esercita la prostituzione”.

La prostituzione corrompe una società intera, perché distrugge la dignità della persona, ma la Legge Merlin va aggiornata alla luce del nuovo contesto sociale, pur sempre nella stessa direzione di tutela delle persone, in particolare delle donne. Per questo occorre ridurre sensibilmente il fenomeno colpendo anche la “domanda” e multando i “clienti” che cooperano in modo decisivo con violentatori e sfruttatori alla compravendita di corpi umani.

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