Abbazia di Fiastra, tappa centrale nel percorso tra i siti cistercensi in Italia

In un libro di Carlo Tosco, dedicato all’opera dei monaci e alle abbazie sorte nel nostro paese, trova ampio spazio il complesso medioevale della val di Chienti

Da nord a sud dell’Italia, comprese le due isole maggiori, il territorio è ricco di oasi di pace e di spiritualità, di bellezze naturalistiche, monumentali, di arte e le Marche non fanno eccezione. Anzi, il maceratese ne ha una delle maggiori testimonianze: l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra.
Alle abbazie cistercensi in Italia è dedicato, infatti, un libro di Carlo Tosco, docente di storia dell’architettura al Politecnico di Torino, il quale è anche autore dei disegni che arricchiscono il volume. “Andare per le abbazie cistercensi” – questo il titolo –non è una classica guida, piuttosto di un percorso lungo la penisola nella storia dell’ordine cistercense che, nato nelle Borgogna francese, si è rapidamente diffuso nell’Europa cristiana e quindi anche in Italia, spesso bonificando terre e valorizzando interi territori.
Partendo dalle origini, il libro del professor Tosco inizia dall’abbazia di Tiglieto, la prima sorta di qua delle Alpi francesi, intorno al 1120. È situata tra i boschi della parte più montana della Liguria, al confine con il basso Piemonte.
Dopo altre abbazie del Piemonte, il percorso tra gli insediamenti cistercensi si sofferma ampiamente sull’abbazia milanese di Chiaravalle, la più nota anche per l’importanza che essa ha avuto nella storia monastica e nella fondazione di altre abbazie. Così fu anche per l’abbazia di Chiaravalle di Fiastra, che l’autore definisce “uno dei monumenti cistercensi più affascinanti dell’Italia centrale” e alla quale è dedicato l’intero sesto capitolo del libro.
Dell’Abbazia oggi posta sul confine tra i comuni di Tolentino e Urbisaglia, l’autore si sofferma sull’architettura del nucleo centrale e degli altri edifici conventuali, nonché sul “sistema di grance, fattorie periferiche fondate sui terreni agricoli che avevano il compito di coordinare le attività rurali”. Nel libro si parla anche dell’attualità: il ritorno dei monaci nel 1985, l’istituzione della Fondazione Giustiniani Bandini, oggi proprietaria del complesso, la Riserva naturale e la vicinanza con il parco archeologico di Urbs Salvia.
Completato da un’ampia nota bibliografica, il volume (160 pagine, 12 euro), edito da Il Mulino ed inserito nella collana “Ritrovare l’Italia”, è un utile strumento per apprendere la storia delle abbazie cistercensi e il loro ruolo dal medioevo ad oggi, ma è anche un utile suggerimento per visitare, magari durante la prossima estate, luoghi poco conosciuti e di straordinario fascino.
Oltre alle abbazie già citate, il volume si sofferma ampiamente sui centri cistercensi di San Galgano (Toscana), San Martino al Cimino (Lazio) e Santo Spirito a Palermo.

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