di Elisa Merlini e Silvia Savoretti *

Si è svolto ad Abano Terme, in provincia di Padova, dal 16 al 19 aprile 2018 il 40° Convegno nazionale delle Caritas diocesane dal titolo “Giovane è… #unacomunitàchecondivide” che ha visto la presenza di oltre 500 delegati provenienti dalle diocesi di tutta Italia.

L’intervento del cardinale Bassetti

La scelta del luogo è legata alla gratitudine per monsignor Giovanni Nervo e monsignor Giuseppe Pasini, i due sacerdoti padovani che hanno concretizzato il desiderio del beato Paolo VI di istituire la Caritas come organismo pastorale a favore degli ultimi. Il Convegno si è inserito nella prospettiva del prossimo Sinodo dei Vescovi di ottobre 2018 sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

Dalla Caritas di Macerata abbiamo partecipato come delegati insieme ai co-direttori, Marina Rinaldi e Mario Bettucci.
«La Chiesa percorre credibilmente i sentieri di morte che attraversano i giovani, quelli cioè che negano loro il lavoro, la casa, la speranza? È una pastorale giovanile credibile, una pastorale vocazionale autentica, quella che diserta i temi connessi al diritto al lavoro e alla casa?».

Queste le domande con cui il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, all’inizio della seconda giornata di incontro ha scosso l’assemblea e spinto i partecipanti a interrogarsi sul ruolo reale dei giovani nella Chiesa e su come la Chiesa quotidianamente si approccia alla vita e soprattutto alle fatiche degli stessi.

Diverse sono state le esperienze presentate nel corso del convegno, in particolare provenienti da otto diocesi italiane – Oria, Agrigento, Torino, Aversa, Pescia, Biella, Sassari – e dalle diocesi del Triveneto: Padova, Vicenza, Verona, Bolzano ecc.. Esperienze che non costituiscono risposte ma possibili modalità di incontro per “stare con”, di fronte e accanto ai giovani, creando prossimità. Nei tavoli di lavoro, infatti, c’è stata la possibilità di conoscere proposte ideate e realizzate per lo sviluppo di comunità con i giovani: esperienze di servizio, di formazione nelle scuole, di vita comune, di ri-motivazione, di incontro e apertura ad altre religioni. Due elementi le uniscono in modo evidente: il ruolo dei giovani come protagonisti, non fruitori o contenitori da riempire, soggetti e non solo oggetto di pastorale, e lo sforzo di collaborazione pastorale tra i diversi uffici e servizi diocesani che hanno a cuore i giovani.

Tutti i momenti, programmati e non, sono stati occasione per conoscere collaboratori delle altre diocesi o per ritrovare coloro che abbiamo incontrato in precedenti occasioni.
Arricchite da queste esperienze ritorniamo in Diocesi perché questa cresca sempre di più nel porsi in ascolto dei giovani, riconoscendoli necessari in una comunità in cammino verso uno sviluppo integrale dell’uomo.

* Collaboratici Caritas Diocesana

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