Siamo entrati in una nuova epoca, come dice Papa Bergoglio, e ormai ne
prendiamo tutti consapevolezza. Ogni giorno tocchiamo con mano i sintomi di un profondo cambiamento che è già avvenuto ad iniziare dalle relazioni che si creano tra i cittadini stessi.
Uno di questi è la crisi, o meglio, il crollo dell’associazionismo.
Leggendo le statistiche pubblicate dalla stampa odierna vediamo che i
sindacati hanno perso in due anni mezzo milione di iscritti. A che è dovuto questo? Sicuramente ad un Paese che è sempre più incline all’individualismo.
Punto focale è il lavoro, dove una volta nasceva la solidarietàm ma oggi non
credo che si possano ricostruire forme significative di aggregazione che
siano generate dal mondo del lavoro.
La famosa catena di montaggio di qualche decennio fa creava solidarietà
e condivisione, ma oggi la mobilità dell’attività lavorativa costringe un
giovane a rimodularsi almeno 5/6 volte nell’arco della sua vita e a
reinventarsi continuamente nuovi ruoli dettati dallo sviluppo della tecnologia.
Il collega in quel periodo diventava l’amico, il confidente con cui si faceva
un percorso di vita solidale e aggregativo.
Oggi ognuno vuole costruirsi un progetto di vita “fai da te” e allora quelle
che erano le categorie di mediazione sono praticamente scomparse
coinvolgendo nella sua crisi partiti, sindacati e associazioni di categoria.
Sicuramente guardiamo con speranza al futuro quando, fra qualche anno,
le varie molecole sociali si troveranno a doversi addensare in qualche
dimensione intermedia.
Comunque non possiamo sapere su quali basi se sul sociale, sul volontariato,
sull’accoglienza di profughi o altro.

Questo fenomeno della “disintegrazione” può avvenire anche all’interno
della comunità cristiana.
Si può ripartire solo da due elementi comuni a tutti, laici e religiosi senza
distinzione di ruoli: dal Battesimo e dalla missione comune a favore
del Regno di Dio.

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