Anche questi ragazzi hanno chiuso il loro anno di Servizio Civile, e come ogni anno l’ufficio Caritas, gli adulti che li hanno accompagnati e tutte le persone che hanno incontrato, anziani, immigrati e giovani, hanno gli occhi lucidi, con lacrime pronte a scendere non appena si pronunciano le parole «…allora grazie di tutto! Ciao… e speriamo di rivederci presto».

Dopo un anno così intenso pieno di tante relazioni che si intessono, fatto di amicizie inaspettate e vere, non è mai facile salutarsi. È divertente vedere come un anno di servizio agli altri cambi prima di tutto i volti di questi ragazzi e il loro modo di guardarti e di guardare il mondo.

Nell’ultima giornata di servizio ci siamo voluti regalare ciò che abbiamo imparato gli uni dagli altri ed è stato commovente ascoltare le parole piene si senso e di valore che sono circolate in quel grande cerchio formato dai civilisti insieme a tutti coloro che hanno incontrato in questo anno.

E poi quella frase pronunciata a bassa voce, con lo sguardo basso e imbarazzato: «Grazie perché ora so leggere e… buona vita». È stato difficile trattenere le lacrime, ma da questo anno abbiamo imparato anche questo: le emozioni non si trattengono, piuttosto colorano la nostra vita rendendola viva e autentica. Si parte con l’idea di dedicare un anno agli altri e si finisce che per un anno ci siamo presi cura di noi, diventando persone nuove.

Grazie ad Elia per la sua leggerezza, a Giulia per la sua ironia, a Giuliana per i suoi silenzi pieni di senso, ad Irene per la sua voglia di mettersi in gioco, a Luigina per la sua tenerezza e a Roberta per la sua effervescenza.

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