«Il fiore nella crepa»: in un libro le poesie scritte nel carcere di Rebibbia

di Marco Calvarese

«Oggi mi sento un’altra persona, un altro uomo. Non sono più l’Alessio che era prima. Mi sento più ricco”. Lo dice Alessio Tedesco, recluso nella terza casa di Rebibbia, istituto di custodia attenuata, oggi uomo libero e autore di poesie pubblicate nella raccolta “Il fiore nella crepa”. Una storia, la sua, raccontata in una videointervista al Sir. “Un giorno ci chiesero se qualcuno voleva entrare in contatto con la poesia. Così alzai la mano e dissi subito di sì”. Da allora “provo a scrivere quello che vivo, o meglio quello che percepisco”. La poesia per Alessio è diventata “un modo per alleggerirsi”. “È come una condivisione. Solo che invece che farla con una persona, con un amico, la faccio con un foglio e una penna”. Una delle sue poesie si intitola “Io sono”. Cominciandola a recitare, Alessio racconta che in quel testo “ci sta tutto il mio essere e il mio modo di vedere il mondo”. Perché “ci sono anche io nell’universo”. “Un punto piccolo, ma non sono disperso. Anzi – sostiene -, mi sono ritrovato come persona, dalle mie esperienze passate. Però, sto in un angolo. Faccio parte del mondo, non sto più al centro. Cosa che pensavo prima. E poi dico che le stelle sono tante e uguali, parlo quindi di uguaglianza, di fratellanza. È quello che oggi vorrei vedere nel mondo, la pace l’amore».

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