Il gesto che abbiamo compiuto domenica sera nella concattedrale, come comunità di Cingoli è stato semplice e doveroso, ma soprattutto di ringraziamento, come vuole il significato dell’Eucarestia. Abbiamo voluto dire grazie a Dio Padre per il grande dono fatto alla chiesa di una persona buona, cara e di una fede incrollabile. Sì, perché il Vescovo mons. Odo Fusi Pecci, per tutti coloro che lo hanno conosciuto è stato proprio questo e per noi cingolani, ancora di più.

Ricorrendo il trigesimo della sua nascita al cielo, abbiamo pregato per lui e chiesto al Signore di accoglierlo tra le sue braccia, donandogli il premio eterno promesso ai suoi figli. Cingoli gli ha voluto bene e lui ne ha voluto a noi tanto: un affetto infinito che ha manifestato in svariati modi, prima di diventare pastore della chiesa che è in Senigallia e dopo. Direttore e padre spirituale del Movimento Figlie di Maria insieme a Suor Caterina (lo si trovava sempre in chiesa raccolto in preghiera); rettore del Seminario di Cingoli, docente nel nostro Istituto Magistrale, guida del movimento dei Maestri cattolici.

Sempre presente alle feste patronali di S. Sperandia, dove in tanti accorrevano per salutarlo e a quelle di S. Esuperanzio invitato dal suo amico fraterno don Adriano Pennacchioni. La città manifestò tutta la sua incontenibile gioia quel 29 agosto del 1971 quando venne consacrato Vescovo nella piazza di Cingoli da mons. Ersilio Tonini. Uomo di fede, ma anche grande intellettuale, storico e studioso, ha lasciato un ricco patrimonio culturale e librario, a cominciare dalla sua tesi di laurea su Papa Pio VIII. Costante è stata la sua presenza nei fine settimana al monastero di S. Sperandia. Le sue parole sono state di notevole conforto umano e spirituale per le tante persone che da lui si sono recate.

È stato non solo un confessore, ma anche un padre. Quando siamo andati a Senigallia a rendere omaggio alle sue spoglie, il parroco della Cattedrale ci ha raccontato molti aneddoti della sua personalità di uomo di fede, dalla tempra forte tipica dei “montanari”, instancabile, umile, pronto ad andare ovunque per incontrare e parlare con la gente. Ci ha anche detto che negli ultimi tempi, quando i problemi fisici connessi all’età avanzata gli impedivano di fare lunghi spostamenti, il suo rammarico più grande era quello di non poter tornare nella sua cara Cingoli ed in particolare proprio nel monastero di S. Sperandia. L’amore per la sua terra natale non la ha mai abbandonato. Le sue spoglie ora riposano nella cattedrale di Senigallia, ma il ricordo di don Odo, come lo abbiamo sempre chiamato fraternamente e come egli aveva più volte sottolineato (“per voi sarò sempre don Odo”), vivranno nei nostri ricordi più intimi e cari. Ci piace pensarlo nelle mani e nella infinita misericordia di Dio, che continua ancora a parlare alla sua gente, mostrando a tutti il volto bello della chiesa.
Di tutto questo ne ringraziamo il Signore della vita.

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