“Il Regno di Dio è simile a un campo dove crescono insieme il buon grano e la zizzania: il peggior errore sarebbe di voler intervenire subito estirpando dal mondo quelle che ci sembrano erbe infestanti”. Ne è convinto il Papa, che nella catechesi dell’udienza di oggi, dedicata alla seconda invocazione del padre Nostro, ha ricordato che A”Dio non è come noi, Dio ha pazienza”. “Non è con la violenza che si instaura il Regno nel mondo: il suo stile di propagazione è la mitezza”, ha commentato Francesco: “Il Regno di Dio è certamente una grande forza, la più grande che ci sia, ma non secondo i criteri del mondo; per questo sembra non avere mai la maggioranza assoluta. È come il lievito che si impasta nella farina: apparentemente scompare, eppure è proprio esso che fa fermentare la massa. Oppure è come un granello di senape, così piccolo, quasi invisibile, che però porta in sé la dirompente forza della natura, e una volta cresciuto diventa il più grande di tutti gli alberi dell’orto”. In questo “destino” del Regno di Dio, la tesi del Papa, “si può intuire la trama della vita di Gesù: anche lui è stato per i suoi contemporanei un segno esile, un evento pressoché sconosciuto agli storici ufficiali del tempo. Un chicco di grano si è definito lui stesso, che muore nella terra ma solo così può portare molto frutto. Il simbolo del seme è eloquente: un giorno il contadino lo affonda nella terra – un gesto che sembra una sepoltura – e poi, ‘dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa’”. “Un seme che germoglia è più opera di Dio che dell’uomo che l’ha seminato”, ha spiegato Francesco: “Dio ci precede sempre, Dio ci sorprende sempre. Grazie a lui dopo la notte del Venerdì santo c’è un’alba di Risurrezione capace di illuminare di speranza il mondo intero”.

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