Descrivere Buenos Aires è facile vedendola dall’alto quando si giunge con l’aereo. La città di Buenos Aires infatti fa ormai parte senza soluzione di continuità di un grandissimo agglomerato urbano, la Grande Buenos Aires. Si tratta della terza megalopoli dell’America Latina dopo Città del Messico e San Paulo del Brasile.

La Grande Buenos Aires ha una superficie di 3.800 kmq tre volte quella di Roma, ma una popolazione di oltre quattro volte, ben oltre i 13.000.000 di abitanti. Quanti siano davvero nessuno lo sa. Anche i parroci delle zone periferiche, non sanno bene quanta gente abiti le loro parrocchie, infatti le famiglie numerose sono molte, ma nelle Villas miserias, le baraccopoli degli ultimi immigrati dai Paesi vicini più poveri, la densità si moltiplica.

Le zone povere dove stavano come missionari i nostri sacerdoti negli anni 70 ora stanno cercando di crescere socialmente e di differenziarsi da queste ultime nuove periferie. Il parroco ci mostra orgoglioso una piazza con dei giochi per i bambini e degli impianti

Il parco pubblico

sportivi aperti a tutti realizzati dalla municipalità. Gli impianti e la zona sono vigilati, ci sono regole per usare questi spazi ed evitare che si infiltri lo spaccio. Don Alberto nota che ora, rispetto al passato, tutte le case, per quanto semplici ed umili, sono meglio curate e tutte circondate da cancellate. È una popolazione che cerca di far crescere socialmente il quartiere, per avere una vita più sicura e laboriosa.

Un’immagine della Madonna con molti devoti

Questa è la Buenos Aires di oggi che incontriamo. con le famiglie orgogliose dei figli che hanno studiato, che cercano e trovano un lavoro migliore di quello dei genitori. Mi sembra di essere tornato in una periferia di Roma, come al Tuscolano degli anni 70. C’è speranza e voglia di fare. Ma c’è anche la fatica di una Chiesa che deve vincere la sfida del nuovo benessere, dell’individualismo che anche qui avanza, di una fede popolare che non passa alla generazione più giovane, del volontariato che anche qui è in calo, mentre i giovani soprattutto rincorrono successo e benessere.

Tutto il mondo è paese, anche se con più o meno velocità di cambiamento. Anche qui parlando con i preti e i due vescovi si percepisce la lettura distinta che della realtà danno le generazioni degli anziani e dei più giovani.

È comunque un mondo più giovane del nostro e di conseguenza più ricco di speranza e di fantasia. Da qui anche per la Chiesa potrebbero venire spunti e soluzioni che saranno certamente una ricchezza per tutti.

Certo la Chiesa è di fatto molto meno clericale perché rispetto a noi, i preti non ci sono. con una diocesi di un milione e 200.000 abitanti hanno solo 45 preti. È come se in tutte le Marche ci fossero due vescovi e 50 preti. La cosa fa pensare.

Seguono alcune immagini dell’accoglienza nella parrocchia di Itatì, la cui chiesa fu costruita prima da don Quinto e poi allargata da don Marino! I parrocchiani li ricordano tutti e tutti mandano a loro tanti saluti!

Immagini dell’accoglienza nella parrocchia di Itatì

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