In coda per l’iscrizione al catechismo

Il sabato è ripartito il catechismo. Il corso delle stagioni in Argentina, come nei paesi a sud dell’Equatore, rispetto a noi è spostato di 6 mesi, perciò in marzo si fanno le cose che da noi viviamo in settembre: fine delle vacanze, ripresa delle scuole e di conseguenza anche inizio dell’anno di catechismo.

Il sabato non c’è scuola e per questo in molte parrocchie il catechismo si fa il sabato mattina. Così abbiamo partecipato in vari luoghi al primo incontro di catechesi. Mi ha colpito che qui almeno le mamme, ma anche qualche coppia completa, accompagnano i figli e si fermano in parrocchia, per vivere un incontro di catechesi degli adulti con propri catechisti, mentre i figli vivono la loro. Come da noi, per queste iniziative i numeri non sono eclatanti, ma don Alberico conferma che l’impegno e sopratutto la perseveranza danno nel tempo dei bei risultati. Soprattutto qui non si cerca di far fare ai genitori lo stesso cammino dei figli, ma si offre loro uno spazio di dialogo e di scoperta della fede.

In ogni piccola cappella presente nei quartieri ci sono dei catechisti responsabili, gente semplice come i loro alunni, ma sicuri e convinti del loro ruolo. Qui la Chiesa, anche per la scarsità del clero, è davvero affidata in larga misura ai laici. Raggiungere le cappelle più periferiche è stata un’impresa: la pioggia battente di questi giorni ha trasformato le strade di terra battuta in pantani e don Sergio deve guidare facendo lo slalom per evitare delle buche che sono dei piccoli laghi. Ogni tanto in un avvallamento allagato c’è un’auto a cui l’acqua ha fermato il motore ed è rimasta li, finché non verranno a portarla via trascinandola nei modi più fantasiosi. Il carro attrezzi è un lusso delle grandi città, ma i poveri sono ricchi di inventiva.

Con gli amici della Papa Giovanni XXIII

Siamo andati poi a pranzo dagli amici della Comunità Papa Giovanni XXIII. Nei giorni scorsi la loro casa-famiglia che accoglie per lo più tossicodipendenti e alcolisti, situata all’estrema periferia del barrio era quasi irraggiungibile per la condizione delle strade. La famiglia responsabile è formata da italiani con una bella nidiata di bambini, alcuni nati qui, ma tutti molto argentinizzati. Come sempre, nelle comunità ci sentiamo subito a casa e si condividono le esperienze e le storie di vita.

I nostri amici sono in partenza per aprire una nuova comunità in Italia, mentre altri sono già qui per dare il cambio; andranno all’isola d’Ischia e il ritorno li preoccupa: leggendo i giornali di qui, l’Italia “di Salvini” non li lascia sereni. Ci sforziamo di confortarli che tra l’immagine mediatica e la realtà c’è per fortuna molta differenza.

La serata si conclude nella parrocchia di don André. Qui il livello medio di vita è indubbiamente più alto. Viviamo una bella celebrazione, partecipata anche da molte comunità del Cammino che questo sabato per accoglierci celebrano con il resto della Comunità parrocchiale.

Segue una comida, cioè un pranzo comune, nel quale don Alberto conquista tutti con le sue barzellette e i suoi canti. Come intrattenitore da festa paesana è davvero insuperabile.

Buona domenica a tutti da quasi la fine del mondo.

 

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