Oggi la Chiesa non indica un Vangelo specifico da meditare, anzi dovremmo meditare sull’intero Vangelo, perché è l’intero Vangelo che sta culminando in ciò che ricordiamo oggi: Gesù si dona alla Morte per risorgere e attraverso la risurrezione darci una Nuova Vita. Oggi la Chiesa sta accanto alla tomba del Signore, meditando sulla sua Passione e Morte. Celebriamo l’Eucaristia solo una volta che il giorno è finito, quando sarà già Pasqua, il giorno che inizia con la solenne Veglia della Risurrezione. Oggi è il giorno del silenzio, del dolore, della tristezza, della riflessione e dell’attesa. Oggi anche il Tabernacolo è vuoto. La Croce è l’unica presenza: un ricordo e un segno del suo “amore fino alla fine”, che adoriamo con fervore.
Oggi accompagniamo Maria, la Madre. Dobbiamo accompagnarla per essere in grado di comprendere il vero significato del sepolcro che stiamo contemplando. Lei, che teneramente nel suo cuore di Madre custodiva i misteri di questo Figlio, Salvatore degli uomini, che non poteva ancora capire. È triste e soffre: «Venne tra i suoi, ed i suoi non l’anno accolto» (Gv 1,11). È anche la tristezza di un’altra Madre: la Chiesa, che soffre per il rifiuto di uomini e donne che non accolgono Colui che è per loro Luce e Vita.
Oggi, pregando con queste due Madri, il discepolo di Cristo medita e ripete l’antifona delle Lodi: «Si è umiliato diventando obbediente fino alla morte e ad una morte di croce. Ecco perché Dio lo ha innalzato egli gli ha dato il Nome che supera tutti i nomi» (Fil 2,8-9). Oggi il fedele cristiano legge nell’Ufficio delle Lettura l’omelia “Svegliati tu che dormi” che dice: «Oggi, c’è grande silenzio sulla terra; grande silenzio e solitudine perché il Re dorme. La terra tremò e si calmò, perché Dio si addormentò nella carne per risvegliare quelli che dormono fin dall’inizio. Dio è morto nella carne e gli inferi tremano». Prepariamoci con la Madonna del Sabato Santo, la Vergine del Silenzio, a sperimentare lo splendore della Risurrezione, per celebrare e proclamare la fine di questa giornata di attesa, insieme con l’altra madre, la Santa Chiesa.

 

SANTI CIRILLO E METODIO

Verso l’825, Fozio, patriarca di Costantinopoli, invia due fratelli, Cirillo e Metodio, verso i paesi della Moravia, negli attuali Balcani. Con grande lungimiranza questi due uomini comprendono che è necessario esprimere il messaggio evangelico nei termini culturali dei popoli da evangelizzare. Traducono perciò la Bibbia in slavo e creano una liturgia in questa stessa lingua, la lingua del popolo. Immensi territori si aprono ormai al Vangelo.
Ma altri missionari, venuti dall’Ovest, guardano con sospetto l’opera dei due fratelli: temono che in questo modo l’influenza di Bisanzio sui popoli slavi possa aumentare e, di conseguenza, arrestare l’espansione dei popoli germanici verso l’Est! La politica condiziona la loro lettura di un grande evento di fede. Spinti da questi fondamentalisti interessati, alcuni vescovi tedeschi accusano Cirillo e Metodio di sacrilegio: hanno osato annunciare il Cristo e celebrare l’Eucaristia in una lingua diversa dall’ebraico, il greco e il latino, le sole lingue sacre! Il loro atteggiamento nasconde delle pericolose libertà dottrinali! I due missionari vengono attaccati senza tregua. Si moltiplicano le pressioni sul Papa, si scrivono documenti falsi.
L’espansione missionaria nei paesi slavi avrebbe potuto essere compromessa, da questo insieme di gelosie, falsità ed interessi umani.
Ma Dio provvede. Cirillo e Metodio ritrovano miracolosamente in Crimea il corpo di san Clemente, un papa martire che era morto in esilio in quelle terre secoli prima. Ottengono così un tale prestigio che il complotto contro la loro missione evangelizzatrice viene vanificato.
Ai santi Cirillo e Metodio si deve l’esistenza della maggior parte delle Chiese slave di oggi. Nonostante le dispute che hanno provocato la separazione fra la Chiesa Romana e quella Bizantina, questi due santi rappresentano un punto d’incontro fra cattolici e ortodossi. Essi hanno testimoniato che è possibile l’unità nella diversità delle culture.
Nel 1980 il papa Giovanni Paolo Il ha proclamato i due santi fratelli slavi compatroni d’Europa assieme a san Benedetto, per mettere maggiormente in risalto la protezione celeste su tutta l’Europa. Questo continente, infatti nel suo insieme geografico è frutto dell’azione di due correnti di tradizioni cristiane. San Benedetto si trova al centro di quella corrente, che parte da Roma, dalla sede dei successori di san Pietro. I santi Cirillo e Metodio mettono in risalto il contributo dell’antica cultura greca e la portata dell’irradiazione della Chiesa di Costantinopoli, profondamente iscritta nella spiritualità di tanti popoli dell’Europa dell’Est.

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