di Nazzarena Luchetti

Il Liverpool ha trionfato in Champion League contro il Tottenham, aggiudicandosi il più prestigioso trofeo europeo per il 2019. Alisson, il portiere brasiliano dei Reds, determinante per la vittoria, al termine della partita commenta così: “Ringrazio Dio che mi ha dato la forza per arrivare fino a questo punto”. Il rimando a Dio non è banale: è la consapevolezza che non siamo capaci di fare tutto da soli, che si fallisce quando ci si sottrae all’amore di Cristo e si pone il principio di ogni cosa in se stessi. Il calcio è un gioco bellissimo, a tutti i livelli; è un macrocosmo, un infallibile strumento di aggregazione universale, metafora o “livella” della vita”, ultimo rifugio anche degli intellettuali complessi che oggi non snobbano più il calcio e lo considerano sublime arte popolare o, come Pasolini, “l’unica rappresentazione sacra del nostro tempo”. Nonostante ormai si giochi secondo le regole stabilite dal potere e dal calcio mercato, qualcuno entra in campo ricordando anche le regole stabilite da Dio: “E tutto quello che fate in parole e opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo, per mezzo di lui, grazie a Dio Padre” (Colossesi 3,17). E così il gioco più popolare del mondo fa emergere la sua forma più nobile e si fa portatore di valori universali. Questo è uno dei motivi che rende il calcio ancora più bello. Abbiamo bisogno di testimoni di Cristo, di chi non ha paura di ammettere di essere credente. In mezzo a tanta gioia, quel grazie a Dio in un campo sportivo è una luce che illumina la verità: la fede è viva, ringrazia, sa difendersi dagli attacchi avversari e fa gol. Alisson probabilmente sa che ciò che conta alla fine è la Vittoria Finale, nel calcio come nella vita.

I tifosi, nella notte magica del calcio, continuano a cantare You’ll never walk alone, l’inno ufficiale del Liverpool, e lode sportiva. La traduzione letterale: “Non camminerete mai da soli”. Nella notte stellata del Wanda Metropolitano di Madrid, Allison sapeva di non essere solo. Dio è sempre con lui. E con tutti noi.

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