Sant’Antonio Abate, Coldiretti: «Stalle, ricoveri e ovili delle Marche si stanno svuotando»

Ad oggi si contano circa 96mila mucche, 130 tra pecore e capre e 125mila maiali

Gli amici a due e a quattro zampe festeggiano il loro Patrono sant’Antonio Abate. Una festa “amara” visto il calo della popolazione animale nelle campagne che, nelle Marche, ha perso circa 70mila capi negli ultimi due anni. Nelle parrocchie della nostra regione questi sono i giorni delle benedizione degli animali di cui il santo è protettore. Ma mentre circa la metà delle famiglie italiane vive con almeno un animale, soprattutto da affezione come cani (oltre 372mila l’Anagrafe canina regionale) e gatti; stalle, ricoveri e ovili si vanno svuotando. Ad oggi si contano circa 96mila mucche, 130 tra pecore e capre e 125mila maiali.

Un addio che – precisa la Coldiretti – ha riguardato soprattutto la montagna e le aree interne più difficili dove mancano condizioni economiche e sociali minime per garantire la permanenza di pastori e allevatori, spesso a causa dei bassi prezzi e per la concorrenza sleale dei prodotti importati dall’estero. Patrimonio zootecnica che va protetto anche per la straordinaria biodiversità difesa dagli allevatori custodi: dalla Pecora Sopravvissana a quella Fabrianese, dalla razza bovina Marchigiana diffusa in centro Italia e arrivata con le invasioni barbariche dal cavallo agricolo italiano da tiro pesante rapido originario della pianura veneta, ferrarese e friulana e le cui radici affondano nella storia della penisola. E che dire della Gallina Ancona, che proprio dal capoluogo dorico prende il suo nome, con le sue tipiche penne a pois bianchi per mimetizzarsi meglio e sfuggire a predatori e gabellieri che la pretendevano come tributo da far pagare ai contadini?

«La zootecnia marchigiana che poggia le proprie basi sul benessere animale e sulla sostenibilità ambientale dei nostri allevamenti estensivi perfettamente integrati nel contesto naturale, non è solo un settore economico che genera valore e occupazione, ma anche un presidio di cultura e territorio che mantiene in vita luoghi spesso marginali ma assolutamente indispensabili», commenta Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche. Gli animali custoditi negli allevamenti italiani – sottolinea la Coldiretti – rappresentano un tesoro unico al mondo che va tutelato e protetto anche perché a rischio non c’è solo la biodiversità delle preziose razze italiane, ma anche il presidio di un territorio dove la manutenzione è garantita proprio dall’attività di allevamento, con il lavoro silenzioso di pulizia e di compattamento dei suoli svolto dagli animali. L’allevamento italiano – continua Coldiretti – è poi un importante comparto economico che vale 17,3 miliardi di euro e rappresenta il 35 per cento dell’intera agricoltura nazionale, con un impatto rilevante anche dal punto di vista occupazionale dove sono circa 800mila le persone al lavoro.

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