di Daniele Rocchi

In occasione della Pentecoste l’arcivescovo greco-melkita di Aleppo, mons. Jean Clement Jeanbart, ha annunciato la riapertura dell’episcopio, ricostruito dopo nove anni “di guerra, di restrizioni e di desolazione”. In una lettera, pervenuta al Sir, indirizzata ai fedeli l’arcivescovo esprime soddisfazione per questo traguardo e ringrazia tutti coloro, fedeli, amici e benefattori, che in questi anni non hanno fatto mai mancare “aiuto, vicinanza e preghiera”. Mons. Jeanbart non dimentica, tuttavia, “le distruzioni che hanno toccato le nostre case, le nostre strutture e infrastrutture, costruite con grandi sacrifici durante tanti decenni di intenso lavoro da parte di un popolo valoroso e fedele”. L’arcivescovo ricorda le centinaia di migliaia di vittime morte a causa di “questa insana guerra che ha saccheggiato e distrutto la nostra povera nazione”. Davanti al presule scorrono anche le immagini “di scuole, ospedali, chiese, luoghi di cultura e di tutto il patrimonio più bello della Siria, con le sue industrie, i suoi laboratori, officine e negozi e con le centinaia di migliaia di lavoratori ora disoccupati e privati di tutte le loro risorse”. Tutte “ferite aperte” nel cuore della Siria che piange “la sparizione di tante persone, di tanti fedeli, rapiti o uccisi, tra loro anche due fratelli vescovi e tanti preti. E poi l’esodo dei cristiani dalla Siria: un flusso enorme di emigrati che fa sanguinare e soffocare la nostra comunità”. Da mons. Jeanbart giunge però anche la speranza che “la presenza di Dio, con la sua tenera sollecitudine, porti finalmente alla pace”.

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