di Giovanna Pasqualin Traversa

“Il sacerdozio ordinato è dato alla persona non per sé, ma per il bene della Chiesa universale (che si realizza nella Chiesa particolare) e dell’intera umanità. Carissimi don Augusto e don Daniele, siete chiamati a guidare l’intero popolo di Dio, al quale sarete mandati, servendolo”. Così il  patriarca di Venezia Francesco Moraglia, nell’omelia della messa per le ordinazioni sacerdotali di don Augusto Prinsen e don Daniele Cagnati (due giovani studenti del Seminario patriarcale), avvenute questa mattina nella basilica veneziana della Madonna della Salute. “Il prete è servo, non è un signore; non è padrone di nulla e di nessuno – ha precisato Moraglia -. Guidare e servire stanno insieme; ecco perché, insieme alla stola, il prete deve sempre portare con sé il grembiule della lavanda dei piedi che non è solo un indumento liturgico che s’indossa il Giovedì santo ma ogni giorno”. Gesù ci chiede di “ragionare non secondo la logica del mondo, affermando che tale modo di pensare è incompatibile – ossia non sta insieme – con la logica del Vangelo. Secondo la logica del mondo o si serve o si guida. Qui, invece, le due cose stanno insieme e questo ci avvisa che il prete non può essere rinchiuso in logiche e criteri mondani”, uno dei passaggi fondamentali dell’omelia. Infine una preghiera affinché “nel cuore di questi nostri cari sacerdoti novelli e di tutti gli altri, che portano il peso di una fatica apostolica che si prolunga negli anni, siano custoditi i grandi doni del Signore: la pace, il fervore, la dolcezza, la fraternità sacerdotale, l’ardente carità pastorale, la comunione ecclesiale, il servizio quotidiano ai poveri”.

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