La dottoressa Antonietta Capelli: un raggio di sole a servizio del Vangelo

La signorina Antonietta, attorniata da alcune sue figlie, riposa oggi nel cimitero comunale di Treia (Macerata) e sulla lapide si legge questa sua invocazione: «O santo sacrificio della Messa tu sei il tesoro divino che tutto estingue, tutto ripara e tutto riforma. In te pongo la mia totale fiducia e la mia pace»

Quando Antonietta nacque in quella mattina plumbea e uggiosa dell’autunno milanese del 23 settembre 1896, un raggio di sole squarciò le nuvole e illuminò la casa di papà Adriano Cappelli che subito soprannominò la piccola “Raggio di sole”. Questo fu un segno premonitore di quella che doveva essere la storia terrena di Antonietta che, guidata in ogni sua scelta da una voce interiore, «parola senza suono», illuminata e sostenuta dalla Provvidenza, ha dedicato la sua intera vita nel silenzio e nella più grande riservatezza all’opera di evangelizzazione. Testimone del Vangelo, volle portare il messaggio ai lontani, a chi aveva perso la fede o non l’aveva mai sperimentata, a coloro che contano nel mondo della cultura, dell’economia e della politica. Fu per molte anime un raggio di sole che riscaldò anche la vita di molti sacerdoti verso i quali nutriva una particolare predilezione. Quel raggio di sole spuntò di nuovo dopo quel temporale estivo del 16 luglio del 1974, permettendo lo svolgimento all’aperto del funerale della signorina Antonietta nella Casa di Villa Lazzarini di Passo di Treia (Macerata), dove negli ultimi anni si era ritirata e dove la mattina del 13 aveva santamente concluso il suo fecondo cammino terreno.

Ma chi era Antonietta Capelli e non Cappelli, per un errore di trascrizione anagrafica mai fatto correggere dal padre Adriano archivista, paleografo, autore dei due manuali pubblicata dalla Hoepli: Dizionario delle abbreviature latine e Cronologia, cronografia e calendario perpetuo. E quale fu il suo carisma nella Chiesa? Una donna ispirata, coraggiosa e preparata, forte nella fede, generosa e instancabile. Ne tracciò il profilo mons. Ersilio Tonini, allora Vescovo di Macerata, nell’omelia delle esequie: «Una nostra sorella che ha vissuto con noi nell’amore di Cristo Signore, nell’ardore per la santa Chiesa, nel silenzio trepido della contemplazione, nella dilatazione dell’evangelizzazione, nell’attesa e nel gusto del suo Dio e insieme nell’espansione verso i fratelli, questa nostra sorella che ha sperimentato con noi il dramma e insieme la bellezza della vita cristiana, ecco è giunta al suo termine, è giunta al suo Dio … Molte cose si dovranno pur dire e sapere di questa creatura … creatura che lo Spirito Santo ha condotto al gusto di Dio, all’intuizione, diciamo la parola più esatta, all’esperienza umile e semplice, ma ugualmente profonda e gaudiosa: l’esperienza di Dio, proprio in virtù di Spirito Santo».

Fin dalla più tenera età andò maturando nella preghiera intensa, nel sacrificio e nelle prove il desiderio di mettersi a disposizione del Signore per portare a Lui tante anime smarrite o che non Lo avevano mai incontrato. Durante gli studi svolgeva il suo apostolato tra le compagne e i professori e, rispondendo all’invito del santo vescovo mons. Guido Maria Conforti, collaborò all’organizzazione dell’Azione Cattolica nella diocesi di Parma. Nel 1923 conseguita la laurea a pieni voti in Medicina presso l’Università degli Studi di Parma seguì il corso di specializzazione in Psichiatria, una delle prime donne medico psichiatra in Italia, ed entrò come Aiuto nella clinica per le malattie mentali e nervose della stessa città. Ma gli impegni professionali non la distolsero dalla sua vocazione, quella di «disporre i lontani da Dio ad accogliere la divina parola, intenderla e seguirla», ispirandosi alla missione del Precursore di Gesù che diventerà, poi, il protettore dei due Istituti che per ispirazione avrebbe fondato.

Pio XI, venuto a conoscenza tramite p. Agostino Gemelli del suo progetto di organizzare convegni di cultura religiosa per gli intellettuali, la ricevette in udienza, a cui ne seguirono molte altre, prese a cuore l’iniziativa, volle essere costantemente informato e seguire direttamente questa forma di apostolato che sostenne e benedisse. I primi convegni si attuarono con l’aiuto di Armida Barelli con cui aveva rapporti di collaborazione per l’Azione Cattolica Femminile, nella Villa Anna a Roè di Volciano (BS), sul lago di Garda, messa a disposizione dal benefattore Conte Ernesto Lombardo (1854-1935).

Nel 1926 il conte donò una casa denominata Villa Maria a Campomorone di Genova dove nel 1927 Antonietta e le sue tre prime sorelle, o signorine, come si fecero chiamare, anche perché vestirono abiti civili senza alcun distintivo, stabilirono la sede del nuovo Istituto S. Giovanni Battista, noto anche come Opera di Cultura religiosa. Si moltiplicarono i convegni, che ebbero come conferenziere preferito il futuro card. Giuseppe Siri, che diventerà anche Protettore dell’Istituzione, incontri svolti sempre nella discrezione e nel riserbo per non urtare la sensibilità degli ospiti.

Alla formazione rivolta agli intellettuali, ai professionisti e agli appartenenti ad altre religioni, si aggiunse anche quella verso le classi operaie bisognose di istruzione e di assistenza spirituale e si interessò anche di vocazioni adulte, coinvolgendo don Giacomo Lercaro futuro cardinale di Bologna. Il dono di Villa Paganini da parte di Lombardo consentì ad Antonietta di organizzare seminari di studio per il clero, attività incoraggiata da Pio XII, nel corso dei quali veniva offerta ai sacerdoti provenienti da ogni parte d’Italia la possibilità di approfondire, di aggiornarsi e consolidare le conoscenze teologiche. Confortanti sono i numeri della pastorale per i sacerdoti svolta nelle varie Case: 83 i convegni per 360 giornate, 2001 i partecipanti, 122 conferenzieri e ben 107 diocesi coinvolte. Nel 1942 l’Istituto femminile S. Giovanni Battista fu riconosciuto di diritto pontificio con decretum laudis del Papa.

Fin dal periodo degli studi Antonietta aveva dimostrato attenzione verso i sacerdoti ed in particolare verso i presbiteri in crisi, per cui volle affrontare il problema offrendo loro un ambiente discreto, silenzioso e riservato per poter meditare, pregare, confrontarsi e ridare vigore e slancio alla propria vocazione. A questo scopo fu adibita una casa di Giogoli, Villa Grazia, presso Firenze acquistata nel 1951 dall’editore Mario Salani. Papa Pio XII con una lettera a firma di mons. Montini, incoraggiò e benedisse la nuova delicatissima attività. Tra il 1953 e il 1954 affrontò anche il problema delle vocazioni adulte ed Antonietta accolse e formò uomini che avevano sentito la chiamata sacerdotale in età adulta e fra questi vanno ricordati i servi di Dio don Enzo Boschetti (1929-1993) e l’eremita don Quintino Sicuro (1920-1968). Villa Lazzarini a Passo di Treia (Macerata) oltre ad essere casa di esercizi spirituali, ospitò anche i seminaristi. Così nel 1959 fu eretta la Congregazione sacerdotale di S. Giovanni Battista Precursore con le stesse finalità di quella femminile, che ottenne il decreto di riconoscimento come Istituto di diritto pontificio da san Giovanni XXIII con sede nella diocesi di Verona ed affidato alle cure del cardinale Arcadio Larraona.

Ma la passione evangelizzatrice di Antonietta si spinse anche oltre Oceano per raggiungere il Brasile dove nel 1962 inviò quattro sue figlie per aprire una missione seguite nel 1963 dal primo presbitero della Congregazione maschile padre Mario Di Maria (†1983). A Guaraqueçaba, una località poverissima della diocesi di Paranaguà, il pio sacerdote svolse per venti anni il suo eroico e fecondo ministero, venerato, ammirato e ricordato ancora oggi come pastore dotato di grande fede e di particolare carisma. Nel 2017 in occasione del 90° di fondazione dell’Istituto femminile di S. Giovanni Battista, celebrato nella chiesa di S. Bernardo di Campomorone, il cardinale Angelo Bagnasco nell’omelia sottolineava la fede e il grande ardore della signorina Capelli perché era stata «intrepida nell’amare Cristo, la Chiesa, la sua missionarietà, tanto da concepire la propria Opera come un avamposto del Vangelo negli ambienti più difficili, forse i più restii, qualche volta i più ostili, con disarmante semplicità e coraggio».

La signorina Antonietta, attorniata da alcune sue figlie, riposa oggi nel cimitero comunale di Treia (Macerata) e sulla lapide si legge questa sua invocazione: «O santo sacrificio della Messa tu sei il tesoro divino che tutto estingue, tutto ripara e tutto riforma. In te pongo la mia totale fiducia e la mia pace». Le sue figlie, i suoi sacerdoti e i molti devoti attendono di vedere riconosciuta l’eroicità delle virtù di questa «creatura mistica» e di vederla elevata agli onori dell’altare.

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